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Popolarissima a Napoli, eppure poco conosciuta nel resto d'Italia, la pizza fritta somiglia vagamente a un calzone ed è una squisita variante della pizza tradizionale. Viene preparata con la normale pasta per pizza: la si allarga a disco e sopra si poggiano gli ingredienti; poi il tutto viene richiuso da un secondo disco di pasta, messo in olio bollente per pochi minuti e fatto scolare su un ampio recipiente di alluminio detto 'A' vacant'.
I maestri consigliano di stendere la pasta su un fazzoletto, in modo da non gettare nell'olio bollente, oltre alla pizza, anche residui di farina. Una volta individuata la ricetta base, è però praticamente impossibile individuare le quantità esatte degli ingredienti che vanno a finire nell'imbottitura della pizza fritta. Nella realtà, infatti, vi è sempre una trattativa serrata tra il cliente e il pizzaiuolo, nel corso della quale il primo chiede all'altro di creare varianti su misura, in cui compare più mozzarella che ricotta, meno olive e più acciughe, più cicoli e meno salame (il che tra l'altro obbliga il pizzaiolo a inventarsi dei simboli da incidere sul bordo della pizza fritta in modo da riconoscerne il contenuto una volta richiusa e cotta). Ma, nonostante tutto, ci sono tipi di pizza fritta più gettonati di altri. Eccone alcuni: la classica: non era imbottita e la si mangiava spargendoci sopra un poco di ragù e di basilico fresco; la classica di oggi: il ripieno è composto in gran parte da ricotta, un poco di mozzarella, cicoli e salame tagliato a dadini, il tutto cosparso da un cucchiaio di passata di pomodoro; la chicchinese: è farcita con insalata e scarola cruda, acciughe, olive nere, mozzarella, cicoli, salame e pomodoro; alla scarola: con insalata, scarola cruda tagliata a pezzettini, olive nere e acciughe.
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